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Il volley al 15esimo punto su 7 set? Ma assolutamente sì, per me cento volte sì..

18.05.2017 02:56

 

di Nicola Baldo

 

Il volley su 7 set? Tutti al 15, com'era una volta? Ma con il Rally point, of course...

Sì, assolutamente sì, pofferbacco sì, subitissimamente sì...

Modesto parere personale: fatelo, fatelo subito.

 

Dunque, il portale volleyball.it riporta questa notizia (cliccate QUI per leggerla) ovvero che ai prossimi Mondiali Under 23 si sperimenterà questo nuovo modo di giocare il volley. Ovvero come adesso, salvo che non si arriverà al 25esimo punto bensì al 15, com'era prima del 2000 quando entrò in vigore per tutta la gara e non solamente nel tie-break, com'era stato attuato nei due anni del Millennio scorso. Set più brevi, intensi, tirati, praticamente tutta la gara a tie-break... ed al meglio dei 7: la prima squadra che vince quattro parziali si aggiudica la partita.

 

La diffusione di questa notizia ha, inevitabilmente, fatto saltare subito tanti sulla sedia. Spingendo anche tanti puristi a sollevare subito gli scudi.

 

Io invece mi permetto di dire: ma ben venga una cosa così.

 

Sì sì, ok, il principio di fondo è commerciale... e allora? Che male c'è?

 

A muovere una decisione di questo tipo è la necessità di delimitare temporalmente le partite di volley, che oggi come sappiamo bene possono durare un'ora come tre. Cosa che per la tv ed i media è un macello, perché non si possono programmare spazi ben precisi nei palinsesti mentre i giornali se la gara è alle 20.30 lavorano sempre, tutte le volte, con quella spada di Damocle sulla testa. Se la gara va troppo lunga allora non si riesce a pubblicare sul giornale del giorno dopo. Gli orari di chiusura della stampa quelli sono e non si possono fermare le rotative per dire “aspettate dieci minuti, che siamo 8-6 nel tie-break...”.

 

Per fare esempi pratici: la Rai è sempre molto rigida sui palinsesti del volley, se si va lunghi addio interviste ma addio anche eventuali feste, premiazioni, podi... Quest'anno, poi, è successo che la gara contro la Lube di finale scudetto, gara-2, in infrasettimanale alle 20.30, la partita più lunga nella storia di Trentino Volley è finita dopo le 23 ed alcuni giornali sono dovuti uscire senza la sfida per il tricolore. Stampa nazionale si parla, con buonapace di sponsor, investitori, appassionati...

 

Tutto questo ampio ambaradan per dire: ok la motivazione di base nel dover “delimitare” temporalmente le partite è commerciale. E allora?

 

Se il volley va più spesso in tv, sui media, se attira sponsor, se si fa vedere, se accresce l'interesse intorno a sé... che male c'è? Dove sta il problema? Aumenterà il numero di persone che magari non distinguono Zaytsev da Corvetta, ma intanto è gente in più che guarda il volley, che si interessa, che si avvicina.

 

Con il suo bagaglio di umanità: familiari, amici, conoscenti, colleghi di lavoro ecc...

 

SU QUESTA NUOVA FORMULA

Invito tutti a guardare questa nuova formula di volley con gli occhi non del pallavolista, dell'allenatore, del dirigente ecc... ma con gli occhi della casalinga di Sfruz. Del metalmeccanico di Besenello. Del maestro elementare di Cavedago. Del ragazzo adolescente di Primiero.

 

Con occhi, insomma, non di addetti ai lavori, ma di pubblico. Di spettatori.

 

Diciamocelo, oggi sul 10-10 in un set stiamo ancora “gigioneggiando”. Ok si gioca, ma i palloni che scottano arrivano dal 20esimo punto in poi, prima lavorando bene nei fondamentali, non sbagliando e spingendo la battuta anche se sei sotto riesci a recuperare. Solo dal 20esimo punto in poi recuperare si fa più dura...


Con questa nuova formula, invece, sul 10-10 di qualunque set antenne dritte e attenzione bella alta, perché si stanno giocando i punti decisivi.

 

Così facendo, poi, con i set più brevi è più semplice tenere incollati a guardare come va a finire, chi vince, anche il pubblico medio. Quello che non guarda Sanremo ma un'occhiata per vedere chi lo vince sì, volentieri. Anche se non distingue un “do di petto” da una stecca clamorosa del cantante. Quel pubblico che magari pensa che Adriano Panatta giochi ancora a tennis ma che, se vedono in tv qualche partita di tennis (dove i game ed i set sono tanti e ben più brevi di quelli del volley) allora se lo guardano. Quel pubblico che non distinguerebbe un pistone da un carburatore, ma se si corrono partenza ed arrivo dei Gp di Formula Uno se lo guardano.

 

Set più brevi vuol dire più coinvolgimento ed attenzione del pubblico. Vuol dire essere più visibili e magari cercare di ampliare il bacino di interessati e di appassionati. Con tutto quello che ne consegue. Si obietta che il tennis, ad esempio, non ha limiti temporali. Certo, ma siccome nessuna tv (o pochissime comunque) al mondo trasmettevano integralmente i match allora si sono inventati – la Federtennis nazionale – un canale tutto loro e tutto dedicato ovvero Supertennis. Fatto bene, benissimo, assolutamente sì. Ma che gli appassionati conoscono benissimo, mentre il pubblico generalista è più difficile che resti quattro ore di fila a guardare la semifinale del Rolland Garros. Anche se è una partita bellissima, tiratissima ed appassionata.

 

E SEI IL GIOCO...

Gioco più veloce in tutti i sensi. Ovvero set più brevi, vuol anche dire che nessuna squadra potrà più permettersi di commettere 10 errori a set. E tutti noi sappiamo che, a volte, più si scende come categorie e di peggio ancora succede... Quindi con i set più brevi si cercherà di limitare l'errore, che non vuol dire che si smetterà di tirare la battuta, ma solo che magari ci si lavorerà sopra in modo diverso. Sfruttando più la flot, la battuta tattica, di quella tutta potenza “alzatela e tira una sassata ai cento all'ora”. Quindi di conseguenza si vedrebbero qualche difesa, qualche azione lunga in più. Di quelle azioni spasmodiche in cui la palla non cade che, se la vinci, ti galvanizzi che nemmeno una overdose di Nutella ti dà la stessa carica. Mentre se lo perdi ti getta legna buona da ardere nell'incazzatura. Con, intorno, il palasport che esplode e si galvanizza ed applaude.

 

Insomma, con la necessità di sbagliare meno forse (forse è, mica ho tutte le risposte... questo è un blog, esprimo un parere personale) questa proliferazione della fisicità, questa preponderanza della battuta, potrebbe avere un freno. E, di conseguenza, riscoprire la tecnica e la necessità di saper applicare la tecnica.

 

E SE FOSSE STATO...

Personalmente a me sarebbe piaciuto tantissimo un volley con 5 set obbligatori, tutti a tie-break, fino al 15esimo punto insomma. Ogni set vinto un punto in classifica, questo vuol dire che se anche perdi la partita 3-0 hai ancora due set da giocare e per provare a portarti in classifica 2 punticini. E come tempistica ci si starebbe largamente nel paio d'ore, al massimo, in cui si vogliono far stare le partite di volley.

 

I TEMPI???

La Fivb sperimenterà questa soluzione dei match alla meglio dei 7 set. Facciamo esempi pratici?

Un tie-break, mediamente, dura un quarto d'ora. Di media, a volte di più a volte di meno ovviamente. Sette tie-break di un quarto d'ora sono equivalenti esattamente a 105 minuti, ovvero un'ora e 45 minuti. Mettiamoci tre minuti fra un set e l'altro ed ecco che la gara durerà, sicuramente, sotto le due ore. A meno di quella eccezione che conferma la regola, ovvero quella partita ogni XX che sarà così combattuta e tirata che sforerà le due ore perché finirà 45-43 al tie-break... Ma quella è l'eccezione che conferma la regola. Viceversa, con una partita di soli quattro set, in poco più di un'ora la gara finisce. Proprio come finirebbe un 3-0 netto col volley di oggi, minuto più minuto meno.

 

PASSO E CHIUDO

Chiudo con una richiesta. Ed una citazione. Non partiamo con dei preconcetti su questa riforma. Non partiamo già decisi del nostro pensiero. Guardiamolo com'è, studiamolo, valutiamolo, approfondiamolo e parliamoci... e dopo vediamo cosa fare.

 

La citazione con la quale chiudo è una frase di Angelo Lorenzetti: “Non bisogna aver paura del cambiamento”.

 

E TU COSA NE PENSI?

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