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La schiacciata ignorante: Pergine e Val di Non prima, Rovereto ora... sono matti loro oppure è una strada vincente?

22.03.2017 15:37

 

di Nicola Baldo

 

Nel campo del marketing si chiama co marketing. In campo sportivo si chiamano collaborazioni. In campo sociale si chiamano “costruire reti sul territorio”. Comunque la si chiami e da ogni parte la si guardi, si trattano (se strutturate e gestite nel modo giusto) di scelte vincenti. Sotto diversi punti di vista. Venerdì sera in Vallagarina si presenterà il nuovo progetto di collaborazione fra diverse società del nostro volley, che raccoglierà di fatto tutta la pallavolo roveretana sotto un unico ombrello chiamato “Quercia Volley”. Un progetto che va – senza fusioni ma mettendo insieme per un unico obiettivo, lo sviluppo e la crescita del volley in questo angolo di Trentino, le diverse realtà che operano sul territorio – nel solco di quanto provato a fare anche altrove. Basti pensare alla Val di Non Volley ed all'Alta Valsugana Volley. Piccole realtà territoriali che si uniscono in una rete per diventare più grandi. Per riuscire ad occuparsi di tutto, dal minivolley alla prima squadra, mettendo in rete persone, risorse, potenzialità e voglia di impegnarsi per questo sport.

 

Una rete fra società e fra allenatori – coordinati da un solo direttore tecnico di lunga esperienza – che sarebbe la risposta giusta a tantissime situazioni: dalla ricerca di sponsor alla crescita tecnica delle giovani, dal marketing e comunicazione fino al lavoro nelle scuole di tutto il territorio, dal trovare dirigenti al reclutare arbitri e segnapunti giovanili...


Tanto per fare esempi pratici.

 

Il tutto con una matrice ben precisa, ovvero la forte connotazione con il territorio. Valle di Non, Alta Valsugana, ora Rovereto...

 

Ed a Trento città no?

 

Possibile, certamente. Volendo. Ma no, non sto parlando di serie B, perché pensare oggi a collaborazioni del tipo Ata-Argentario è impossibile visto che, al confronto, Caino e Abele erano fratelli per la pelle. Sto parlando di altre categorie, di altre realtà, di altre società. E da persona avvezza al metterci la faccia ed il mio nome non ho problemi anche a fare nomi.

Voi immaginatevi delle collaborazioni strutturate, ad esempio, fra San Giorgio Volley, Solteri e Dolasiana. Tre società che gravitano su Trento centro-Trento nord, ad esempio. Trento nord, mica Milano nord o Roma nord, che hanno ben altri numeri di popolazione sul quale lavorare. Immaginatevi società come queste o, restando sempre a nord, Lavis con Basilisco e Mezzolombardo creare un progetto rotaliano di ampio respiro, oltre al già esistente Rotal Volley sulle categorie più giovani e fra Mezzolombardo e Mezzocorona.

 

Oppure società maschili che si mettono insieme per cercare di fare di più faticando il meno? Trentino Volley e Villazzano lo fanno da un po', ma cosa succederebbe se le altre società maschili si parlassero e cercassero forme di collaborazione? Che magari si riuscirebbe ad avere un po' più di forza nel trovare ragazzi (merce rara) da inserire nel settore giovanile? Tentare nuocerebbe a qualcuno?

 

Sì, perché il principio base è molto semplice. Da soli, ormai, con le difficoltà nel trovare sponsor, persone, allenatori... è difficilissimo andare avanti o fare le cose fatte bene che vuol dire costruire un certo tipo di settore giovanile, un'attività con i giovanissimi, eccetera... Anche solo nel volley regionale, non serve andare fino in serie B.

 

L'esempio del Quercia Volley è oggi un esempio molto interessante al quale tantissime realtà del nostro territorio dovrebbero guardare. Perché – se strutturata bene – l'unione può fare davvero la forza. E rivelarsi la scelta vincente.

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